Sono una biologa, ma proprio nel DNA.
Mi sono laureata nel 2004 con il massimo dei voti, perché tutto mi ha sempre appassionato della biologia.
Durante l’università non avevo un’idea precisa di quello che avrei fatto, mi piaceva tutto. Per non vanificare le energie profuse, rischiando di perdermi nell’immensità della materia, negli studi post-laurea ho scelto di concentrarmi su una, o almeno poche, strade.
Ed è così che sono diventata una nutrizionista. Lavoro che svolgo anche oggi, con grande piacere e passione, in assoluta libertà nel mio piccolo studio in Valle Camonica.
Sempre nel mio DNA c’è anche scritta la mia natura di bambina nata e cresciuta in campagna. Campagna che, con il dramma del Covid-19, è tornata potentemente a chiamarmi. Era da tempo che pian piano stavo cercando di rendere la mia vita più semplice, più essenziale. L’emergenza vissuta ha solo accelerato i tempi e le intenzioni.
Nei mesi di inattività, passati nel mio piccolo appartamento sul lago d’Iseo, oltre agli studi di approfondimento professionale, ho sentito il bisogno di qualcosa che mi distraesse con pensieri positivi e concreti. Avevo bisogno di un progetto in testa, per restare con i piedi per terra e pensare al futuro.
La lavanda, e la campagna di cui la pianta necessita, è stato ciò che mi ha dato la spinta.
E non potevo credere al fatto che avevo tutte le carte in regola per realizzare il mio progetto_lavanda.

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